Bonus Pubblicità 2026: credito d’imposta, requisiti e investimenti agevolabili

 
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Il Bonus Pubblicità ritorna anche quest’anno in un credito d’imposta del 75% sugli investimenti incrementali sostenuti o pianificati, legati ad attività pubblicitaria su stampa quotidiana e periodica, anche online.

Il Bonus Pubblicità 2026 spetta a imprese, lavoratori autonomi e enti non commerciali che investono in campagne promozionali pubblicitarie.
Nella domanda sarà necessario indicare i dati e le informazioni relativi agli investimenti pubblicitari che si intendono effettuare, o si sono già sostenuti, nel corso del 2025.

I beneficiari saranno tenuti a presentare il prossimo gennaio la dichiarazione sostitutiva sugli investimenti in pubblicità.
La richiesta va fatta direttamente all’Agenzia delle Entrate inviando anche la dichiarazione contenente le spese effettivamente confermate e sostenute nel corso del 2026.
Per ulteriori dettagli o informazioni non esitare a contattarci, approfitta del Bonus Pubblicità 2026, avvia subito la tua campagna pubblicitaria.

Come funziona il credito d’imposta al 75%, chi può accedere, quali investimenti sono ammessi e perché conta la qualità della testata Si conferma anche per il 2026 il Bonus Pubblicità, destinato a imprese, lavoratori autonomi ed enti non commerciali che intendono pianificare investimenti in comunicazione su canali qualificati. Non si tratta, però, di un incentivo generalizzato: il perimetro dell’agevolazione è oggi ben definito e richiede alcune verifiche preliminari, soprattutto sul tipo di investimento e sulla qualità del mezzo di informazione prescelto.
Bonus Pubblicità 2026: quadro generale, requisiti e limiti dell’agevolazione
Istituito con l’art. 57-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, il Bonus Pubblicità ha introdotto, a partire dal 2018, un credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali. La misura è nata con l’obiettivo dichiarato di sostenere il settore dell’informazione e, al tempo stesso, di incentivare imprese e professionisti a investire in una comunicazione strutturata e qualificata. Dopo una parentesi “straordinaria” nel triennio 2020-2022, legata alla situazione emergenziale, dal 2023 la misura è tornata al suo assetto stabile, come definito dall’art. 25-bis del decreto-legge n. 17/2022 (c.d. decreto Energia). Da quel momento il Bonus Pubblicità poggia nuovamente su alcuni pilastri chiari:
  • credito d’imposta pari al 75% del valore incrementale;
  • incremento minimo dell’1% rispetto all’anno precedente;
  • ambito oggettivo limitato alla sola stampa quotidiana e periodica, anche in formato digitale.
Resta fermo anche il vincolo finanziario: l’agevolazione opera entro un tetto di spesa annuo di 30 milioni di euro e nel rispetto della normativa europea sugli aiuti “de minimis”. In altre parole, non si tratta di un beneficio automatico o illimitato, ma di una misura selettiva, che premia investimenti reali, incrementali e indirizzati verso canali informativi riconosciuti. Questo impianto normativo, oggi sostanzialmente consolidato, impone quindi una lettura attenta non solo delle percentuali e delle scadenze, ma anche – e soprattutto – della qualità del mezzo di informazione scelto per l’investimento pubblicitario.
Chi può accedere al Bonus Pubblicità
Possono beneficiare del credito d’imposta:
  • imprese, indipendentemente dalla forma giuridica;
  • lavoratori autonomi;
  • enti non commerciali.
Il presupposto è l’effettuazione di investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica, sia in formato cartaceo sia digitale, a condizione che l’ammontare complessivo superi di almeno l’1% quello sostenuto sugli stessi mezzi nell’anno precedente. Il riferimento agli “analoghi investimenti” va inteso in senso sostanziale: conta il medesimo canale informativo, ossia stampa cartacea e online, non il singolo contratto o formato pubblicitario.
Requisiti di ammissibilità
Un punto spesso sottovalutato riguarda la qualificazione del mezzo di informazione. Non ogni sito web o piattaforma digitale consente di accedere al bonus. Sono agevolabili esclusivamente gli investimenti effettuati su:
  • giornali quotidiani e periodici, locali o nazionali;
  • pubblicati in edizione cartacea o digitale;
  • registrati presso il Tribunale oppure iscritti al ROC;
  • dotati di direttore responsabile.
Questo requisito non è formale, ma sostanziale: il credito d’imposta presuppone un investimento su una testata giornalistica riconosciuta, non su canali di comunicazione generici, social o portali non registrati.
Come e quando presentare la domanda
La procedura resta quella ormai consolidata, gestita tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. In sintesi:
  • dal 1° al 31 marzo dell’anno di riferimento va inviata la Comunicazione per l’accesso al credito d’imposta, che ha natura di prenotazione delle risorse;
  • dal 9 gennaio al 9 febbraio dell’anno successivo va trasmessa la Dichiarazione sostitutiva che attesta gli investimenti effettivamente realizzati.
L’accesso avviene tramite SPID, CNS o CIE, dall’area riservata dei servizi fiscali.
Bonus Pubblicità 2026

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